
Il Sūtra del Loto
Il Sutra del Fiore di Loto della Legge Meravigliosa
Il Sutra del Loto, in sanscrito Saddharmapuṇḍarīka Sūtra, è uno dei testi più importanti e influenti del Buddhismo Mahāyāna.
Diffusosi dall'India attraverso l'Asia centrale e la Cina, ebbe un'importanza fondamentale nello sviluppo del Buddhismo dell'Asia orientale. La traduzione cinese realizzata da Kumārajīva all'inizio del V secolo divenne la versione di riferimento per numerose tradizioni buddhiste cinesi e giapponesi.
Il suo titolo cinese, Miaofa Lianhua Jing, divenne in giapponese Myōhō Renge Kyō, "Sutra del Fiore di Loto del Dharma Meraviglioso".
Il loto è simbolo della buddhità e della possibilità del risveglio. Le sue radici affondano nel fango, mentre il fiore si apre candido sopra l'acqua: un'immagine che richiama la possibilità di far emergere saggezza e purezza proprio all'interno delle difficoltà e delle condizioni ordinarie dell'esistenza.
««È come l’acqua del grande oceano: una singola goccia contiene l’acqua di tutti gli innumerevoli ruscelli e fiumi. […] Un singolo carattere del Sutra del Loto è come una tale goccia d’acqua. […] Al contrario, un singolo carattere degli altri sutra, o il nome di uno dei vari Buddha, è come una goccia d’acqua di un particolare ruscello o fiume. Una tale goccia non contiene l’acqua degli innumerevoli altri ruscelli e fiumi.»»
Un unico veicolo verso la buddhità
Uno dei grandi insegnamenti del Sutra del Loto è che in ogni essere è presente la capacità di risvegliarsi e conseguire la buddhità.
Questa possibilità non appartiene soltanto ai saggi, ai monaci, ai virtuosi o a coloro che hanno raggiunto un alto livello di comprensione spirituale. Il Sutra apre la Via del Buddha a tutti indipendentemente dalla condizione sociale, dalle capacità personali o dagli errori commessi nel corso della vita.
Il Sutra afferma questa universalità anche attraverso esempi sorprendenti: esseri che, secondo le concezioni dell'epoca, potevano sembrare esclusi dal conseguimento della buddhità vengono invece indicate come capaci di raggiungere il risveglio.
Nessuno è dunque escluso definitivamente dalla Via del Buddha. Le differenze tra gli esseri riguardano il loro punto di partenza, le capacità e i tempi del cammino, ma non la possibilità ultima del risveglio.
Nel corso della sua predicazione il Buddha espose numerosi insegnamenti, adattandoli alle diverse capacità, condizioni e necessità delle persone che aveva di fronte. Non tutti erano pronti a comprendere nello stesso momento gli aspetti più profondi del Dharma: per questo l'insegnamento viene presentato come graduale, capace di accompagnare ciascuno passo dopo passo.
Il Sutra del Loto interpreta questa molteplicità attraverso il principio degli abili mezzi (upāya): insegnamenti differenti possono essere proposti in forme diverse senza essere tra loro contraddittori, perché rispondono a livelli differenti di comprensione e conducono progressivamente verso una medesima meta.
È questo uno dei significati fondamentali dell'Unico Veicolo. Le diverse vie esposte dal Buddha non rappresentano destinazioni ultime separate, ma mezzi adeguati alle differenti capacità degli esseri. Nel Sutra esse convergono nell'Unico Veicolo del Buddha, il cammino che conduce tutti al completo risveglio, alla buddhità.
Per rendere comprensibile questo principio, il Sutra ricorre continuamente a racconti, immagini e parabole: la casa in fiamme, il figlio povero, le erbe e gli alberi irrorati dalla stessa pioggia, la città illusoria, la gemma nascosta nella veste.
La diversità degli esseri, quindi, non viene negata. Ognuno riceve e comprende il Dharma secondo le proprie capacità e il proprio grado di maturazione, proprio come piante diverse ricevono la stessa pioggia ma crescono ciascuna secondo la propria natura.
Ciò che cambia è il percorso; la meta ultima è la stessa: la buddhità.
Il Buddha Eterno
Nel Sutra del Loto viene introdotto un importante concetto che mostra una dimensione più profonda della buddhità di Shakyamuni.
Lo Shakyamuni storico è il Buddha che nacque in India, visse come essere umano, raggiunse il risveglio e trasmise il Dharma. Nel capitolo XVI del Sutra del Loto, tuttavia, egli rivela che il suo risveglio non deve essere compreso soltanto come un evento avvenuto in un determinato momento della storia, sotto l'albero della Bodhi.
La buddhità che egli manifesta trascende infatti i limiti della singola esistenza storica. Il Buddha appare nel mondo, insegna e infine entra nel Nirvāṇa, ma il Dharma e l'attività compassionevole del Buddha non vengono meno.
Per questo si parla di Shakyamuni Buddha Eterno, non di un essere soprannaturale che governa il mondo ma del Buddha considerato nella dimensione senza tempo del suo risveglio e della sua compassione.
Lo Shakyamuni storico e lo Shakyamuni Eterno non sono due Buddha differenti: sono due aspetti dello stesso Buddha, colui che appare nella storia e, allo stesso tempo, manifesta una buddhità che non è limitata dal tempo della sua vita terrena.
«Penso costantemente: Come posso causare tutti gli esseri viventi di accedere alla via suprema e divenire velocemente Buddha?»
Il Bodhisattva
Il Sutra del Loto non presenta più il risveglio come una liberazione da raggiungere soltanto per sé stessi.
La Via del Bodhisattva è il cammino attraverso il quale si procede verso la buddhità: coltivando saggezza e compassione, trasformando la propria vita e, nello stesso tempo, operando per il bene e il risveglio degli altri esseri.
Nel Sutra del Loto, quindi, non vi è una buddhità separata dalla Via del Bodhisattva. Il proprio risveglio e l'impegno verso gli altri non sono due percorsi distinti: procedono insieme e si alimentano reciprocamente.
Il Bodhisattva non attende di essere pienamente risvegliato prima di aiutare gli altri. È proprio nell'ascoltare, sostenere, insegnare, praticare la compassione e condividere il Dharma che approfondisce il proprio cammino verso la buddhità.
Per questo ricevere e custodire il Sutra non significa soltanto comprenderne gli insegnamenti, ma lasciare che essi trasformino progressivamente il nostro modo di pensare, parlare e agire, rendendoci sempre più capaci di riconoscere negli altri la stessa possibilità di risveglio che cerchiamo in noi stessi.
È in questo senso che il Sutra del Loto non è soltanto un testo da leggere o da studiare; è una Via da percorrere e un insegnamento da vivere insieme agli altri.